Professoressa, dobbiamo cominciare questa nostra intervista sulla Libia con una brutta notizia per l’Italia e per l’Europa: è di qualche giorno fa che un tribunale di Tripoli ha sospeso il “memorandum d’intesa” con l’Italia. Perché questa decisione? Quali le conseguenze?

Ci sono almeno due considerazioni da fare. In primo luogo questa “sospensione” testimonia le profonde spaccature che ci sono nella capitale tra il Governo di accordo nazionale e le altre forze presenti sul terreno – milizie, tribù e rappresentanti delle municipalità locali – che spesso disconoscono la leadership di Serraj. In secondo luogo andrebbe ridimensionato il peso della Corte di appello di Tripoli. Nella capitale, così come in molte altre zone del Paese, regna la più totale anarchia e i vari organismi politici e di giustizia hanno un peso specifico molto limitato. Da questo punto di vista, più che della giurisprudenza, dovremmo preoccuparci della pratica. Fare accordi con un governo che non controlla il territorio né le milizie che gestiscono i flussi potrebbe essere un fallimento annunciato. Prima bisogna creare un accordo politico più inclusivo e poi, eventualmente, erogare soldi e “attrezzature”. Altrimenti è il caso di dire “soldi buttati”.

L’intera intervista è disponibile su Confini di RAI News >>>

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