Nei giorni scorsi, la Questura di Agrigento ha tratto in arresto tre nigeriani con l’accusa di maltrattamenti e vessazioni nei confronti dei migranti che in Libia aspettavano il momento di imbarcarsi: i macabri racconti emersi, hanno destato scalpore ed indignazione in città. In tanti, soprattutto, si sono chiesti come sia possibile per le bande criminali che gestiscono il traffico di esseri umani agire così indisturbate dentro il territorio libico. Com’è possibile, per l’appunto, che tutto ciò accada?

E’ possibile perché dalla caduta di Gheddafi la Libia è uno “Stato fallito”. Non c’è un’autorità centrale in grado di garantire la sicurezza. Il Paese è letteralmente in mano alle milizie e ai gruppi armati che controllano porzioni di territorio e risorse e ingaggiano continui scontri. Nessuno è stato fin qui in grado di disarmarle e riportare un barlume di ordine nel territorio. Come se non bastasse ci sono due centri di potere: a Tripoli, nell’ovest, c’è il Governo di accordo nazionale guidato da Fayez-al Serraj che è stato voluto dall’Onu, mentre a Tobruk regna il generale Khalifa Haftar che non riconosce l’autorità del premier di Tripoli. Le potenze internazionali e regionali appoggiano l’una o l’altra fazione in base ai propri interessi economici o strategici, alimentando il caos e le divisioni interne. In questo stato di anarchia le bande criminali si muovo pressoché indisturbate perché in realtà nessuno fa niente per limitarne il potere.

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