Dove ci portano la battaglia di Tarhouna e il blocco del petrolio?

Il 4 febbraio scorso, l’allora inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, aveva annunciato la decisione delle fazioni libiche di accettare la negoziazione di un “cessate il fuoco”, concordata e monitorata dalle Nazioni Unite. Sembrava così realizzarsi uno dei punti più importanti discussi nella Conferenza di Berlino del 19 gennaio che prevedeva, tra altre cose, di trasformare la tregua (che in realtà non c’è nel Paese dall’aprile del 2019) in un vero e proprio cessate il fuoco. Purtroppo gli eventi che hanno contrassegnato questi ultimi mesi ci hanno dimostrato che i miracoli non esistono e le cose belle, quando accadono, durano poco. La Libia non è un’eccezione ma, anzi, la prova che tutto può cambiare in un attimo.

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