La “vittoria a tavolino” di Erdogan che spegne le utopie di Di Maio

“Oggi è stata una giornata importante per ampliare le opportunità di investimento delle nostre aziende in Libia nell’edilizia, nell’energia e nelle tecnologie, per dare un contributo alla ricostruzione”. Sono state queste le parole pronunciate lo scorso 1° settembre dal ministro egli Esteri italiano, Luigi Di Maio, dopo l’incontro con il capo del Governo di accordo nazionale (Gna) Fayez al-Serraj a Tripoli. Parole che lascerebbero ben sperare in una ripresa dei rapporti commerciali con un paese che fino al 2011 era un nostro partner economico di primo piano, ma che non tengono conto dell’attuale situazione sul terreno.

Nell’ovest libico, dove il governo vorrebbe portare “il brand Italia”, come dichiarato dallo stesso Di Maio, c’è un terzo incomodo con i piedi ben piantati sul terreno e con gli occhi puntati sui futuri investimenti nel paese: la Turchia di Erdogan.

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