L’Italia deve ridefinire le alleanze in Libia

Professoressa Mercuri, la Libia torna all’attenzione della pubblica opinione internazionale. Fermo restando che era doveroso portare a casa i nostri pescatori, alcuni si domandano qual è la contropartita promessa ad Haftar?

Da quello che ci è dato sapere, il prezzo pagato può essere definito un “prezzo politico” che, nei fatti, è stato l’implicito riconoscimento di Khalifa Haftar quale leader della Cirenaica. Il generale voleva che le massime cariche dello Stato italiano andassero da lui, affermandone, de facto, la leadership, e ci è riuscito. Un prezzo necessario per portare a casa i nostri pescatori, ma un prezzo che è più caro di quanto possa sembrare. Haftar, infatti, nonostante sia stato ricevuto in pompa magna nei vari summit internazionali, compreso il vertice di Palermo del 2018, non ha alcun riconoscimento internazionale. È un generale che si è messo a capo di un esercito chiamato Esercito nazionale libico (Lna), che nell’aprile del 2019 ha ufficialmente dichiarato guerra al Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli, con a capo Fayez al-Sarraj, arrivando quasi a conquistare la capitale. È stato fermato solo dall’intervento della Turchia, che ha fornito armi e mercenari alle milizie dell’ovest. Tuttavia Haftar, che sembrava oramai sconfitto, è riuscito sia grazie a questa mossa sia grazie all’accordo per la ripresa della produzione di petrolio, realizzato con il vice premier libico Ahmed Maitiq, a resuscitare dalle sue ceneri. Ora “l’araba fenice”, forte del supporto di Russia, Egitto, Francia, Emirati e del formale riconoscimento da parte dell’Italia, è di nuovo uno degli attori più influenti dell’est.

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